Euporn - il lato sexy dell'europa
Ehi nazionalisti, a giocare con la exit poi vi bruciate
C’erano una volta un gatto e una grondaia. Inizia così questa storia di eccellenza e resistenza contro Ungheria e Polonia che vogliono i soldi dell’Ue, non le libertà dell’Ue
di
10 DEC 20
Ultimo aggiornamento: 11:14 AM | 29 JAN 21

Il vizio del veto. Se tra i ventisette c’è un maestro nell’utilizzo del veto, questo è proprio Orbán. In politica estera infatti l’ha usato spesso. Per difendere la Cina, quando nel 2016, assieme a Grecia e Croazia, pose il veto contro una dichiarazione congiunta dell’Ue a sostegno di una sentenza del Tribunale dell’Aia sul Mar Cinese meridionale che favoriva le Filippine a discapito di Pechino. La dichiarazione finale degli europei uscì lo stesso, ma da nessuna parte veniva nominata Pechino. L’anno dopo soltanto Budapest si oppose a una petizione contro la tortura degli avvocati che erano detenuti in Cina e nel 2018, quando il Servizio europeo per l’azione esterna spingeva per rilasciare una dichiarazione congiunta per chiedere alla Cina di rispettare i diritti umani e il diritto internazionale, l’Ungheria minacciò il veto, poi però decise di non firmare il documento. Orbán ha difeso anche Erdogan: lo scorso anno ha impedito all’Unione di condannare l’offensiva turca in Siria. L’esempio più recente, tuttavia, è quello che riguarda il Magnitsky act europeo, o meglio, il “Global human rights sanctions regime”, il regime di sanzioni da usare sul territorio comunitario contro chi non rispetta i diritti. L’Ungheria si è messa di traverso, il piano punta a colpire molti amici internazionali del premier ungherese: su questo punto però, ha dovuto cedere.
Orbán sponsorizza il vaccino russo, ma sapete dove lavora la scienziata ungherese in odore di Nobel per i lavori sull’mRna? A BioNTech
La bandiera europea sulla sirenetta della Vistola. Ieri il sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski ha tenuto una conferenza stampa per dire che non approva affatto il comportamento del governo con l’Ue, che lo trova irrispettoso nei confronti dell’Ue che tanto ha fatto per la Polonia e per i polacchi che hanno bisogno del sostegno dell’Ue. Ha detto che anche se il verrà raggiunto un compromesso, il rapporto con l’Unione è ormai compromesso: “Come fanno a fidarsi di noi?”. La proposta di Trzaskowski è: Bruxelles, se non puoi più fidarti del governo, fidati di Varsavia e di tutte le altre città che non approvano il comportamento del PiS. E così ha lanciato un’iniziativa per chiedere all’Ue, nel nome della capitale polacca e di altre città e cittadine, di finanziare dei programmi soltanto per loro perché in quelle roccaforte c’è chi crede e ama tantissimo l’Europa. Ieri aveva anche fatto addobbare tutta Varsavia con le bandiere dell’Ue, pure la sirenetta lungo la Vistola aveva la bandiera. Come lui la pensa anche il sindaco di Budapest, Georly Karacsony, che ha subito sostenuto l’iniziativa di Trzaskowski. Se il loro progetto si possa concretizzare ancora non si sa, legalmente no, ma i sindaci sperano in alcuni escamotage.
Il sindaco di Varsavia mette la bandiera europea in ogni angolo della città e dice: noi i diritti li rispettiamo, non tagliate i fondi
I gatti di Jarek. In Polonia il leader del PiS Jaroslaw Kaczynski è diventato vicepremier da qualche mese. Era da tempo che rifiutava ogni incarico di governo, ma è uscito dall’ombra anche per pacificare i suoi litigiosissimi ragazzi e adesso l’opposizione chiede le sue dimissioni. Hanno presentato un voto di sfiducia perché, durante le manifestazioni contro la nuova sentenza sull’aborto, la polizia ha cercato di reprimere le proteste pacifiche con violenza. Non era mai successo e secondo alcune ricostruzioni la responsabilità è di Kaczynski. Le manifestazioni si tenevano per molte città polacche e a Varsavia molte volte i cortei finivano davanti casa del vicepremier, che ha una villa in uno dei quartieri più belli della capitale: Zoliborz. Non è la prima volta che i cortei finiscono lì. Qualche anno fa, mentre i manifestanti protestavano contro la riforma della Giustizia, si affacciò alla finestra un gatto, che a detta di molti, sembrava avesse voglia di unirsi ai manifestanti. Kaczynski non è mai uscito a parlare con la folla, parla poco, non ama le interviste però risponde volentieri se qualcuno gli chiede la storia dei suoi gatti, i suoi coinquilini, parenti, compagni di vita. Il primo gatto di cui si ha notizia è Bus, un gatto bianco, ritratto con Kaczynski negli anni Novanta. Dopo Bus, c’è stato Alik, che deve il suo nome al nonno di Kaczysnki, secondo nome anche del premier e di suo fratello gemello. Alik è stato salvato dal vicepremier, era stato investito da una macchina, non avrebbe voluto altri gatti dopo Bus, ma non è più riuscito a separarsi, e infatti è stato un gatto amatissimo, per quanto macilento. Dopo di lui è arrivata Fiona, la prima gattina che andava matta per l’uva, poi a Fiona si è aggiunto Czarus e infine Feliks, un gatto rosso salvato dalla strada. Kaczynski, non si è mai sposato, i suoi sostenitori dicono che non poteva: “Doveva dedicarsi alla Polonia, viveva con sua mamma Jadwiga, poi solo con i suoi animali. I suoi gatti hanno una caratteristica, durante le manifestazioni, quando Kaczynski si barrica, loro si affacciano alla finestra. Nei sondaggi sono amatissimi, ma nelle ultime manifestazioni in cui i polacchi si sono anche superati in estro, è spuntato un cartello che deve aver fatto arrabbiare moltissimo il leader del PiS per una frase intollerabile: “Kaczynski, anche il tuo gatto preferisce Tusk”.
In Ungheria la protesta contro l’illiberalismo ha preso la forma di una grondaia, quella su cui ha tentato di scappare l’ex europarlamentare ungherese che ha partecipato a un’orgia gay a Bruxelles (non ci è riuscito, come è facile immaginare). Spuntano grondaie dappertutto, persino in Parlamento, e c’è chi ride, chi moraleggia, chi aspetta di riveder riemergere l’europarlamentare (dov’è finito? Dobbiamo preoccuparci?) e chi, parafrasando gli slogan polacchi dice: Orbán, persino il tuo europarlamentare preferisce Bruxelles.